marzo 03, 2009

"...perchè quando lei ti dice ancora, tu che cosa fai? gliene dai ancora!"

ho cambiato l'effetto panino abbondante senape con quest'effetto caffè che mi si addice di più in questo periodo.


dunque signore e signori, la storia di cui vi accennavo che io e Luca Vanzella abbiamo realizzato per lo Sherwood Comix Festival di quest'anno è ora leggibile online grazie alla nuova iniziativa collegata alla radio indipendente padovana.
la trovate qui e aggiunge un'altro tassello alle avventure del giovane Aleagio Vaccarezza. si può scaricare il pdf, potete lasciare messaggi, commenti etc etc... una formula familiare che chi ci conosce e conosce Aleagio.
Il finesettimana è volato, dalla serata di chiusura della galleria Fragile Continuo, che riaprirà a breve in lochi più ampi e centralizzati, e la serata ribattezzata "ignoranza veneta" al TPO.
la piovosa domenica è passata poi in compagnia di Luca, Roi, Alpo e amichetti assortiti in gita a Mantova per l'annuale fiera. io sono andato a tirare le orecchie (in modo bonario) al caro Recchioni che mi mandi ste benedette ultime pagine del JD, ma era tutto immerso in chiacchiere con giovani donne scrittrici. un incontro pure divertente e interessante, per quel poco che ho visto che lì dentro non si respirava. e poi puzzava di spogliatoio da palestra. in effetti lo è per la maggiorparte dell'anno, magari non quelle sale, ma l'odore c'era eccome.
La gita è stata divertente e produttiva, ho conosciuto un paio di persone che non conoscevo e ho approfondito la conoscenza con Ripoli durante il nostro viaggio verso casa: ho avuto modo di vedere il suo book, sentirmi raccontare spassosissime storie della sua vita lavorativa, ho dato una sbirciatina ad alcuni suoi prossimi lavori e mi ha raccontato di alcune idee che gli passano per la testa. si è parlato anche del fatto che a lui il fumetto di intrattenimento non gliene frega un cazzo di farlo, mentre io invece mi ci diverto un sacco.
Aveva con se un delizioso modellino di Hulk, tratto da una saga dove il verdone va in giro con scudo e elmo, io non lo seguo ma credo che lui sia un appassionato duro vista anche la spilletta che sfoggiava. questa bellissima action figure è di quelle snodabili e posabili in un sacco di versi, ma lui l'ha presa per smontarla e vedere come funziona, che ne vuole fare una anche lui. così ho scoperto che è uno scultore, almeno, lo è stato per un bel pezzo prima di darsi ai fumetti e prima che i fumetti lo assorbissero.
Abbiamo fatto il viaggio assieme fino alla stazione di Modena, lui è salito sul treno che lo portava in Toscana e io aspettavo il mio regionale. fermo a quel binario mi è tornato in mente quando qualche tempo fa, dopo una presentazione di Canicola in una galleria del centro di Modena, ho conosciuto un tale...
il ricordo lo copio più o meno da come l'ho scritto ad Anna qualche giorno dopo l'accaduto:

Avevo perso il treno vagavo intorno alla stazione aspettando il prossimo e nel frattempo cercavo qualcosa da mangiare, magari da fumare. ad un tratto mi sento chiamare, ma non il mio nome, ma si capiva che ce l'avevano con me. ero il solo in quella strada. sento "carlo! carlo!!" il tale che chiama carlo indica proprio me e mi fa ampi cenni con le mani, tiene in mano una birra e avanza verso di me.
-tu sei Carlo Giuliani!
-macchè.
-si si, tu sei come me, anche tu sei Carlo Giuliani, lo vedo, sei un uomo libero.
-eh vabbè...
ci presentiamo, lui ha un nome che vuol dire l'alba, e io un nome che vuol dire luce. mi passa la sua birra, faccio il sorso di cortesia e faceva proprio schifo. "vai vai, bevi pure!" e gli faccio notare che fa un po' cacare. scopro allungata con la redbull, imbevibile il primo sorso, stucchevole il secondo, poi va che è una meraviglia.
-cosa fai?
-sto andando a Bologna.
-e cosa c'è a Bologna?
-casa mia.
- e cosa c'è a casa tua?
...effettivamente lì mi ha spiazzato. -niente. c'è casa mia.
-vengo con te a Bologna, se vengo con te ci andiamo a divertire?
-dai. dai vieni, non che ci sia molto a bologna e? ci facciamo un giro, una birra... ok?
-si si, tieni questa birra intanto.
Bevo la birra alla redbull. ci avviamo al binario, e capisco il soggetto. attacca bottone con chiunque gli si pari davanti, parla cinque lingue, africano belloccio ma parecchio magro, più o meno della mia età, si definisce rastafariano, è allegro e spumeggiante.
E dice di essere stato morto.
Sulle prime la cosa mi rimbalza un po', ma poi gli sfugge un'altro paio di volte. saliamo sul regionale, nemmeno a dirlo ci prova anche con la controllora.
Siamo solo io e lui al secondo piano di quegli odiosissimi regionali dove non hai spazio nemmeno per appoggiare una borsa. si comincia a chiacchierare, parliamo di tutto e di niente, in modo rilassato e sereno, lui dice di vedere qualcosa in me che lo fa sentire bene, che si può fidare, dice di avere fatto questo e quell'altro e io lo ascolto interessato.
Poi salta fuori di nuovo la faccenda della sua precedente morte. Ogni volta che ne parla si incupisce. Io gli confesso che non sto nella pelle e vorrei sapere tutto di questa faccenda della morte.
Mi racconta di averle prese da poliziotti quando stava in africa, che una bomba gli è esplosa vicino e che sempre dei poliziotti lo hanno picchiato e gli hanno stretto le palle fino a rompergliele. Nota la mia espressione...
Si spoglia: mi mostra la sua schiena, ci sono cicatrici lunghe tutta la spina dorsale, mi dice che lo hanno bruciato con l'elettricità, mi prende un dito della mano destra e comincia a portarselo in giro per il corpo, e mi fa sentire dei piccoli sassolini impiantati dentro le sue ossa, sono solo alcuni dei 32 residui di bomba che ha in tutto il corpo, mi fa notare che ha un'occhio più incassato dell'altro a causa dell'orbita fratturata sempre dalla polizia.
E poi mi racconta delle palle. e li la mia espressione è di dolore empatico.
Si alza in piedi, si abbassa i jeans e si tira fuori l'uccello. Porta su le palle e se le prende tra le dita, indicandomene una, e la riconosco, e le altre due. stento a crederci, ne ha veramente due, o meglio, è una, ma è spaccata in due.
-tocca tocca!
-no no ma vedo, vedo.
-tocca!
e mi prende il dito di cui sopra, e me lo mette sulle sue palle. io penso, e vabbè ormai. e comincio a tastare e a rendermi conto dell'entità del danno con le mie mani. impressionante.
-che tu non le hai così, prova a vedere!
-eh no lo so che non le ho così!
- vedi vedi!
...immaginatevi io e questo tizio soli in un vagone tutti e due con i nostri rispettivi uccelli all'aria che ci guardiamo e tocchiamo le palle con piglio studioso e interessato.

arriviamo a bologna, tempo di uscire dalla stazione e lui ha attaccato bottone con dieci persone.
ci incamminiamo e chiacchieriamo energicamente, forte. passiamo vicino ad una piazzetta e lui saluta uno, hei! in quattro e quattrotto abbiamo due canne da farci strada facendo. dice che si conoscevano. dice che li conosce tutti.
-sai, perchè ero io, che sennò tu sei bianco e non ti dava niente.
-cazzo, siete razzisti voi africani.
-e vero!
mi legge pure la mano anche se secondo me non ci capiva un cazzo, comunque dice che aveva una nonna che praticava magia bianca:
-quella buona, che sente le energie buone!
mi dice che deve fare qualcosa per me. io gli faccio presente che sta facendo anche troppo, ma lui sostiene che invece deve farmi qualcosa, darmi qualcosa che mi faccia bene veramente, ma non sa cosa, e lo vedo che ci pensa come se per lui fosse un problema. lo guardo sorpreso e divertito.
beviamo in un paio di bar al pratello, lui nel frattempo conosce una decina di persone, io tento di stargli dietro ma mi è sempre più difficile.
non riesco più a seguire i suoi movimenti scattanti e imprevedibili, ora sta parlando con quelle tre, adesso è al tavolo con quei turisti e sta parlando un'altra lingua, ma contemporaneamente si sta facendo offrire da bere al banco da quel tale che mi sembra di conoscere, ma eccolo che esce dal bagno.
ho un capogiro, c'è qualcosa che mi frulla nella testa e non ci capisco niente, quest'uomo è un ciclone.
devo camminare, devo prendere aria, uscire dal quel posto, camminare, camminare e prendere aria. lo devo salutare però, dov'è?
troppo lontano, sta parlando, è girato in un'altra direzione, non riesco ad arrivarci, tutto me stesso è proteso verso la direzione opposta.
esco con passo spedito dal bar, e comincio a camminare senza meta.
e senza rendermene conto arrivo a casa.

è stato un incontro davvero curioso.
Francesca mi diceva che se sei ben predisposto alla vita, la vita ti riserva un sacco di sorprese, di incontri pittoreschi e di cose interessanti. è una cosa che non riesco a ricordarmi tutti i giorni, ma a volte capita.

la frase che da il titolo a questo post è una delle poche che mi ricordo bene di quell'assurdo incontro.

8 commenti:

nuvoleonline ha detto...

Più leggo più mi rendo conto che hai un talento pazzesco nello scrivere.

Baci!
c.

ElleGGì ha detto...

Claudio grazie! ci si vede nei prossimi giorni a BilBolBul e sprizzettiamo.

ivan manuppelli ha detto...

ci si vede a Bilbolbul
non sapevo che avessi un blog. ti linko subito.
ciao!
ivan

ElleGGì ha detto...

Grande Ivan.
ricambio. ci si vede a BBB.

annetta ha detto...

Chissà perchè, quella storia ogni tanto mi torna in mente!
Cmq era ora te ne ricordassi tu! Per 'attivare' le energie positive di cui quel signore ti aveva caricato e che erano rimaste latenti. ;)))
E perchè 'effetto caffè'? Il cioccolato amaro è più saporito e dà più carica! ;999

Angelo ha detto...

Prima volta che passo da qui.
Bellissima storia, l'ho letta con piacere.
Ripasserò.

Anonimo ha detto...

Ti adoro. Dalla prima volta che abbiamo parlato. Cos'era, il 2001? Ecco, tu hai fatto a me l'effetto che quell'uomo ha fatto a te. E ora che ci penso hai anche cercato di convincermi a mettere l'uccello sul piatto dello scanner. Ma io ho opposto resistenza. :-)

michele.

Anonimo ha detto...

... Gulp!!! Ma...