giugno 24, 2011

giugno 16, 2011

Ancora JD

ancora qualche tavola d'assaggio.
 


la copertina la trovate a questo post, bravo Davide! mi è piaciuta la sua versione del robot fagiolone. l'albo non ha ancora titolo... almeno, io non lo so.
つづくnon sarebbe brutto. ma mica saprei pronunciarlo.

giugno 03, 2011

Botte da orbi.

visto che Decu ha pubblicato la copertina del numero 10 di John Doe mi viene voglia di mostrare anche qualche pagina d'interno, e così tolgo un po' di polvere da queste pagine abbandonate.




mi hanno affidato questo numero forse perchè ci sono robottoni giganti che si picchiano in mezzo alla città, e lavorando in questo periodo a Beta ho sentito l'argomento particolarmente vicino.
o forse me l'hanno fatto fare perchè si menano, e si menano di brutto. e sembra che mi capiti molto spesso ultimamente di disegnare botte da orbi. qualcuno ha già avuto da ridire sulla mia rabbia repressa. uffa ma insomma! non si può proprio disegnare in pace!

marzo 02, 2011

BilBolBul

ecco dove mi trovate di sicuro durante il festival di Bilbolbul allo spazio in sala borsa dove si fanno le dediche sui libri.

febbraio 23, 2011

eccolo


ecco, in alcune edicole è uscito, qui a Bologna l'ho già trovato.
è la mia seconda volta su John Doe.
e mi piacerebbe sapere che ve ne pare!

gennaio 31, 2011

Bici Siamese

questo è uno strano centro sociale, sembra un campeggio.vero. è un campeggio, ma ricorda anche la scuola media che hai frequentato al tuo paese, con molto più verde attorno, e un sacco di cose che ricordano un centro sociale. un concerto punk, ad esempio. nell'atrio perdi la tua compagnia, e poi perdi anche te in giro per i corridoi. i corridoi ricordano quelli delle scuole giapponesi che hai visto nei cartoni animati, dalla grande vetrata al tuo lato entra una forte luce e non riesci ad intuire il panorama. cominci quindi a preoccuparti della tua bicicletta, a cui tieni tanto perchè l'hai costruita tu, ed è siamese e ci vai dappertutto. qualcuno incalza la tua preoccupazione e ti fiondi all'esterno aprendo una porta che da su un terrazzino. il terrazzino sporge su una gigantesca discarica di elettrodomestici, macchine, robot, biciclette e divani. non vedi la tua ma il fascino di tutto quel daffare di braccia meccaniche e gru e ruspe e uomini di tutti i colori in divisa grigia e salopette blu ti affascinano così tanto che non sei più preoccupato. anzi vedi una bella bicicletta da donna rossa che ti prometti di rimettere in sesto, poi ti giri a conversare con i lavoratori in pausa, due di loro sono appoggiati al muretto di cinta del terrazzino e si bevono un caffè e fumano una sigaretta, sono simpatici e invidi la loro salopette piena di tasche, e pure il loro maglione grigio fumo di londra scollato a v. vi sedete sul tavolino del bar che c'è sul terrazzino, e man mano che il tuo campo visivo si allarga alle tue spalle prende forma l'ingresso di una gigantesca struttura tipo albergo o centro commerciale. la discarica è una quinta sfocata alle spalle dei tuoi compagni al tavolo, del centro sociale e di tutti i ricordi legati a quella sera non c'è più nemmeno l'ombra. la conversazione è piacevole e immemore, e ti permette di distrarti con leggerezza ammirando le persone che entrano ed escono dalle doppie porte di vetro dell'albergo commerciale, anche quando i tuoi compagni ti chiedono una mano per il colpo alla banca che sta dentro il palazzo, accetti distrattamente perchè non hai mai visto una tigre dal vero, e tanto meno una tigre così grande, con il culo alto come se fosse tirata su per la coda, e la coda cadente come una grossa liana. mentre uno di loro ti sta spiegando il piano l'altro ti racconta che quella è la tigre della signora qualcosa, il nome non lo senti, ma è una donna molto eccentrica che ama gli animali esotici e ne ha alcuni di compagnia, ma loro parlano e tu stai già camminando a lunghi passi verso l'entrata seguendo il gigantesco felino. vieni fermato da due poliziotti o anche guardie del corpo della ricca signora, ma il tuo sguardo è oltre le loro spalle, gli dici che devi vedere quella tigre, e passi senza nemmeno guardarli. per evitare altri problemi con le forze dell'ordine prendi sotto braccio un commissario di polizia vestito casual che somiglia ad un amico di tuo padre, quello con i baffi, e il suo braccio destro in divisa più formale, assieme e allegramente trottate nella direzione presa dalla tigre, e dietro l'angolo la trovate in mezzo ad un cerchio di gente, intenta ad ammirare non solo l'animale, ma anche i giochi di magia che fa con la palla rossa lucida, facendola sparire tra le fauci, tirandola fuori da sotto la coda, camminandoci sopra, ed infine svelando in uno scroscio di applausi che sotto il manto peloso null'altri c'era che la signora che tutti conosciamo per nome, anche tu adesso, e che oltre ad essere ricca e vecchia ed eccentrica, è anche un'ottima prestigiatrice. ti unisci all'applauso, instancabile e appagato.

gennaio 21, 2011

E' da pazzi...



il piacere di scrivere, associare parole, idee, paure, senza pensarci troppo.
per la gioia di psicologi e grafologi, ecco un momento di pazzia su carta.

gennaio 04, 2011

chi disegna il primo dell'anno...

sono un pessimo bloggher. non so nemmeno se si scriva in questo modo o con meno "g", ma dovrebbe suonare familiare.
il post precedente parlava di Beta e dell'annuncio di pubblicazione, e tutto succederà quest'anno. le tavole da completare sono ancora molte ma comincio a vederlo prendere forma e devo dire che in certi momenti sono proprio eccitato.
da quel post ne sono passate di cose, di letture, di feste, festività, e disegni. pochi, in realtà, meno di quello che pensavo, perchè ho scritto molto, ma non qui come si può vedere, in altri quaderni. nei propositi per quest'anno c'è anche quello di trasfomare questi scribacchiamenti in qualcosa che sia a fumetti, ma non si sa mai che invece rimangano solo racconti, e magari mi viene di farli leggere.
sto finendo di leggere un bellissimo libro che mi ha risvegliato la voglia di scrittura, il libro è "I Detective Selvaggi" di Bolano, consiglio di Bruno che è un vero appassionato. lui ha letto delle mie cose e diceva che gli ricordavo questo autore, mi sono quindi incuriosito e questo è il secondo libro che leggo. non sono minimamente daccordo con Bruno ma sì, il libro mi ha conquistato, ed ora è arrivato il momento di chiuderlo che me lo sto trascinando da molto tempo. sono un lettore lento e mi sono spostato troppo poco, visto che leggo solo quando mi sposto, tipo autobus, treno, a volte a piedi. non riesco a leggere da fermo, quasi mai.


l'anno è iniziato disegnando. disegnando sul muro, più precisamente. io che odio disegnare sui muri, la staticità del supporto mi inibisce. certo, non ho fatto molto io, giusto due tre scarabocchi, ma è stato molto divertente e anche se suona stupido, è stato innovativo per me.
l'anno è iniziato quindi disegnando, e proseguirà su questa linea. ma su carta, per lo più.
in questi giorni sono immerso nella conclusione del quinto numero di John Doe, mio secondo, con editore rinnovato (e pure copertinista, che mi piace assai) ma con la stessa compagnia del buon Roberto. ma il tempo è tiranno, intanto:


finito questo tornerò a capofitto in Beta, e cominceremo a parlarne un po' di più.


buon 2011 a voi!

novembre 02, 2010

Beta.


Ne ho parlato poco, ho mostrato qui qualche prova o schizzo ogni tanto, ma finalmente è stato annunciato dalla BAO publishing l'altro ieri a Lucca, e previsto per l'anno prossimo, il progettone robottonico a cui sto lavorando con Luca Vanzella ai testi.
Si chiamerà BETA e sarà la storia di Dennis Beta, personaggio che abbiamo introdotto nelle storie di Aleagio Vaccarezza su Selfcomics.
Nelle storie per SelfComics Dennis,  ex-pilota di robot giganti, è il maestro di Aleagio, colui che gli ha donato la spada in superlega che Aleagio porta sempre con sè, gli ha insegnato la via del samurai (almeno ci ha provato), gli ha insegnato a giocare a baseball e ad aprezzare il teatro delle marionette.
In Beta, vedremo Dennis nel fiore degli anni e nel cuore dell'azione. Abbiamo preso in prestito i temi dei fumetti e serie tv robotiche più classiche e le abbiamo legate insieme con una trama e contesto realistico.

Nessuna parodia, ne una fan fiction o una storia nostalgica, sarà una storia di robot giganti a modo nostro. a presto!

settembre 27, 2010

Filosofi del weekend

il ritorno in terre venete è sempre più saltuario, ma non si può mancare all'appuntamento annuale con quello che fu Fumetti in TV, ora Treviso Comic Book Festival (TCBF).
il viaggio di andata da Bologna è stato caratterizzato da un incontro curioso. siedo sul regionale che mi porta nelle terre natie, e di fronte a me un ragazzo sta già animatamente conversando con un tipo di fronte a lui. io siedo accanto al suo interlocutore, posto finestrino, con le tende tirate, alle undici e mezzo del mattino. la giornata era soleggiata, e d'istinto tiro la tenda per godermi il paesaggio. avevo scritto e letto a sufficienza nel viaggio da Bologna a Padova, in questa ultima mezzora di viaggio volevo lasciare la mia mente cazzeggiare strasportata dal panorama.
chiacchierando con persone amiche e confidenti ho scoperto di non essere il solo che durante il viaggio immagina cose che succedono sul paesaggio che scorre al di là del finestrino. uno delle mie fantasie preferite sono giganteschi mezzi meccanici che corrono paralleli al treno, schivando o spesso distruggendo case o strade che si parano di fronte durante il loro inseguimento. mi seguono per farmi il culo, e sono molto determinati. ma scompaiono all'arrivo alle varie stazioni. o si fermano, dietro le stazioni. comunque, il mio posto preferito è contrario al senso di marcia, per una più facile inquadratura dinamica, ma questa volta il senso era quello di marcia, e il sole illuminava generosamente la periferia e la campagna veneta.
scosto la tenda e mi assicuro che la luce non batta in faccia al ragazzo che continua a spiegare quanto l'essere vegetariano gli permetta di non lavarsi per dieci giorni di fila e di non puzzare, in più di dimostrare dieci anni di meno, nonostante la barba scarsa che gli arreda il viso. mi rimetto comodo con lo sguardo fuori dal finestrino e la mente per i cazzi miei, quando lui si rivolge a me chiedendomi cortesemente se potessi nuovamente  tirare la tenda. l'espressione di fastidio che aveva in viso mi ha smosso la domanda "perchè? ti arriva in faccia?" anche sapendo di no, visto il rettangolo luminoso proiettato solo sulla sua pancia.
"no, è che vede, in questo periodo della storia e in queste ore del giorno il sole emana vibrazioni negative, che fanno male..."  l'espressione di fastidio rimbalza dal suo viso al mio "ah davvero? a me mette di buon umore... quelle son vibrazioni positive"
il ragazzo continua a chiacchierare con me, dicendomi di quanto l'uomo abbia portato tutto allo sfascio, ecco il motivo del sole che fa male, e che tendiamo all'autodistruzione, che siamo aristotelici, che quello e quell'altro. arriva fino al punto in cui mi fa capire che vive da centinaia di anni.
lo fermo con una domanda secca "lei si ricorda delle sue vite precedenti?"
"...mah, vede amico mio, esistono molti metodi per conoscere le esperienze del..."
"no. lei si ricorda delle sue vite precedenti?"
"ma perchè mi aggredisce? ma lei chi è?"
"le sto facendo una domanda. si ricorda o no?"
"io ho delle sensazioni che posso ricondurre a vite precedenti e..."
"ok ok, basta così grazie."
mi giro verso il finestrino, tiro la tenda annunciando che il treno ha cambiato traiettoria, e che il sole non entra più, e me ne sto zitto per tutto il viaggio.
viaggio che lui invece riempie dei suoi dotti ragionamenti incalzato dal suo compagno dirimpetto, quello accanto a me, che gli fa domande vaghe su tutto quello che potrebbe interessargli, dalla politica alla medicina tradizionale alle filosofie orientali. il filosofo bambino dimostra di avere una memoria molto capiente, e assolutamente precisa, messa però al servizio di un pensiero qualunquista e confuso, dando prova di pochezza e mascherandola con nozionistica e citazionismo assolutamente impropri. riesco ad estraniarmi facilmente da tutto, sopratutto quando un paesaggio mi scorre davanti agli occhi, e non lo sto ad ascoltare, ma mio malgrado mi arrivano le sue frecciatine inserite nei discorsi che continua ininterrottamente a fare: " la carne rende agressivi" "il fumo e lo stress e l'intolleranza, mio caro amico, invecchiano la pelle, fanno venire le rughe" "ah la tolleranza, mio caro (sempre rivolto al suo interlocutore, un coglione) è la cosa peggiore, dovremmo amare tutta la vita del creato, anzi mi correggo, del -modellato-".

mi soffermo sulla sensazione chiara di sentire la traiettoria della voce che cambia e dirige verso di me, accompagnata da uno sguardo che non incrocio. non colgo nessuna provocazione, seguo il culo di quel mostro meccanico che avanza spedito tra le vigne.

scendo nella mia città natale, dove scopro che abita anche lui. spero di non rivederlo molto presto, ma invece lo incrocio la sera dopo, a treviso durante la presentazione della mostra di Zizì.
-salve! ci si ritrova...
-oh- dico io, e gli stringo la mano. -credevo di non rivederla tanto presto.
-eh, la perseguito...
fortunatamente no.
se ne va accompagnato dai suoi amici, mentre io mi dedico alla serata piacevole e alla gradita compagnia dei fumettari e amici, e ai vari vernissage sparsi in giro per la città.
bel festival quest'anno, la manifestazione che non ha cambiato solo il nome, ma si è data un'aria nuova rispetto agli anni precedenti, e comincia a fare capolino seriamente tra gli appuntamenti fumettistici nel panorama italiano, secondo me la strada è quella buona. e come sempre il tutto condito dai graditissimi incontri con vari autori e amici e editori.
per quanto mi riguarda me la sono vissuta da turista, tranne una performance alla Toy Night di venerdì sera che mi ha visto tra i protagonisti. si trattava di customizzare un Mister Blanco, toy di vinile dalle fattezze umane superdeformed. come prima esperienza è stata molto divertente, ma come si diceva con Giulia, ci sono due modi di pensare, da acquarello e da acrilico, io come lei sono una testa da acquarello, infatti usare gli acrilici è stato divertente, ma è un modo di pensare il colore un po' lontano da me e si vede...
in molti hanno scambiato la mia puffetta sexy per una puffetta infermiera.
forse non si sono accorti della mancanza della cuffietta.

L'ho detto e non l'ho fatto

L'ho detto e  non l'ho fatto. Ora vado a letto e dimentico tutto.