settembre 27, 2010

Filosofi del weekend

il ritorno in terre venete è sempre più saltuario, ma non si può mancare all'appuntamento annuale con quello che fu Fumetti in TV, ora Treviso Comic Book Festival (TCBF).
il viaggio di andata da Bologna è stato caratterizzato da un incontro curioso. siedo sul regionale che mi porta nelle terre natie, e di fronte a me un ragazzo sta già animatamente conversando con un tipo di fronte a lui. io siedo accanto al suo interlocutore, posto finestrino, con le tende tirate, alle undici e mezzo del mattino. la giornata era soleggiata, e d'istinto tiro la tenda per godermi il paesaggio. avevo scritto e letto a sufficienza nel viaggio da Bologna a Padova, in questa ultima mezzora di viaggio volevo lasciare la mia mente cazzeggiare strasportata dal panorama.
chiacchierando con persone amiche e confidenti ho scoperto di non essere il solo che durante il viaggio immagina cose che succedono sul paesaggio che scorre al di là del finestrino. uno delle mie fantasie preferite sono giganteschi mezzi meccanici che corrono paralleli al treno, schivando o spesso distruggendo case o strade che si parano di fronte durante il loro inseguimento. mi seguono per farmi il culo, e sono molto determinati. ma scompaiono all'arrivo alle varie stazioni. o si fermano, dietro le stazioni. comunque, il mio posto preferito è contrario al senso di marcia, per una più facile inquadratura dinamica, ma questa volta il senso era quello di marcia, e il sole illuminava generosamente la periferia e la campagna veneta.
scosto la tenda e mi assicuro che la luce non batta in faccia al ragazzo che continua a spiegare quanto l'essere vegetariano gli permetta di non lavarsi per dieci giorni di fila e di non puzzare, in più di dimostrare dieci anni di meno, nonostante la barba scarsa che gli arreda il viso. mi rimetto comodo con lo sguardo fuori dal finestrino e la mente per i cazzi miei, quando lui si rivolge a me chiedendomi cortesemente se potessi nuovamente  tirare la tenda. l'espressione di fastidio che aveva in viso mi ha smosso la domanda "perchè? ti arriva in faccia?" anche sapendo di no, visto il rettangolo luminoso proiettato solo sulla sua pancia.
"no, è che vede, in questo periodo della storia e in queste ore del giorno il sole emana vibrazioni negative, che fanno male..."  l'espressione di fastidio rimbalza dal suo viso al mio "ah davvero? a me mette di buon umore... quelle son vibrazioni positive"
il ragazzo continua a chiacchierare con me, dicendomi di quanto l'uomo abbia portato tutto allo sfascio, ecco il motivo del sole che fa male, e che tendiamo all'autodistruzione, che siamo aristotelici, che quello e quell'altro. arriva fino al punto in cui mi fa capire che vive da centinaia di anni.
lo fermo con una domanda secca "lei si ricorda delle sue vite precedenti?"
"...mah, vede amico mio, esistono molti metodi per conoscere le esperienze del..."
"no. lei si ricorda delle sue vite precedenti?"
"ma perchè mi aggredisce? ma lei chi è?"
"le sto facendo una domanda. si ricorda o no?"
"io ho delle sensazioni che posso ricondurre a vite precedenti e..."
"ok ok, basta così grazie."
mi giro verso il finestrino, tiro la tenda annunciando che il treno ha cambiato traiettoria, e che il sole non entra più, e me ne sto zitto per tutto il viaggio.
viaggio che lui invece riempie dei suoi dotti ragionamenti incalzato dal suo compagno dirimpetto, quello accanto a me, che gli fa domande vaghe su tutto quello che potrebbe interessargli, dalla politica alla medicina tradizionale alle filosofie orientali. il filosofo bambino dimostra di avere una memoria molto capiente, e assolutamente precisa, messa però al servizio di un pensiero qualunquista e confuso, dando prova di pochezza e mascherandola con nozionistica e citazionismo assolutamente impropri. riesco ad estraniarmi facilmente da tutto, sopratutto quando un paesaggio mi scorre davanti agli occhi, e non lo sto ad ascoltare, ma mio malgrado mi arrivano le sue frecciatine inserite nei discorsi che continua ininterrottamente a fare: " la carne rende agressivi" "il fumo e lo stress e l'intolleranza, mio caro amico, invecchiano la pelle, fanno venire le rughe" "ah la tolleranza, mio caro (sempre rivolto al suo interlocutore, un coglione) è la cosa peggiore, dovremmo amare tutta la vita del creato, anzi mi correggo, del -modellato-".

mi soffermo sulla sensazione chiara di sentire la traiettoria della voce che cambia e dirige verso di me, accompagnata da uno sguardo che non incrocio. non colgo nessuna provocazione, seguo il culo di quel mostro meccanico che avanza spedito tra le vigne.

scendo nella mia città natale, dove scopro che abita anche lui. spero di non rivederlo molto presto, ma invece lo incrocio la sera dopo, a treviso durante la presentazione della mostra di Zizì.
-salve! ci si ritrova...
-oh- dico io, e gli stringo la mano. -credevo di non rivederla tanto presto.
-eh, la perseguito...
fortunatamente no.
se ne va accompagnato dai suoi amici, mentre io mi dedico alla serata piacevole e alla gradita compagnia dei fumettari e amici, e ai vari vernissage sparsi in giro per la città.
bel festival quest'anno, la manifestazione che non ha cambiato solo il nome, ma si è data un'aria nuova rispetto agli anni precedenti, e comincia a fare capolino seriamente tra gli appuntamenti fumettistici nel panorama italiano, secondo me la strada è quella buona. e come sempre il tutto condito dai graditissimi incontri con vari autori e amici e editori.
per quanto mi riguarda me la sono vissuta da turista, tranne una performance alla Toy Night di venerdì sera che mi ha visto tra i protagonisti. si trattava di customizzare un Mister Blanco, toy di vinile dalle fattezze umane superdeformed. come prima esperienza è stata molto divertente, ma come si diceva con Giulia, ci sono due modi di pensare, da acquarello e da acrilico, io come lei sono una testa da acquarello, infatti usare gli acrilici è stato divertente, ma è un modo di pensare il colore un po' lontano da me e si vede...
in molti hanno scambiato la mia puffetta sexy per una puffetta infermiera.
forse non si sono accorti della mancanza della cuffietta.