agosto 19, 2010

Frutti di Bosco.


Mi pare di aver già accennato al mio amore per la montagna, in contrapposizione alla mia diffidenza e poca simpatia per il mare. Da moltissimo tempo non mi capitava di fare un giro sulle sagge rocce,
e mi sono passato il finesettimana di ferragosto proprio dalle parti delle dolomiti del Brenta.
La cosa più curiosa è che quelle zone mi suonavano familiari.
Io ho abitato per molto tempo in pianura, campagna. capitavano a volte delle gite in montagna a casa di parenti o amici dei miei, e solo raggiunta una certa età e solo d'estate ho cominciato a frequentare i campeggi organizzati dal comune;
N., all'epoca un caro amico, già li frequentava da molto tempo in quanto erano organizzati e gestiti da suo zio. giravano leggende pruriginose ed affascinanti su quei campi, N. tornava e ci raccontava delle prime esperienze umidicce,  di avventurosa vita notturna, di imboscamenti durante le escursioni, e ancora di trasgressivi festini improvvisati nelle tende che si presentavano alla mia immaginazione come orge interminabili dove fantasticavo finchè non mi si appannava la vista.
Io fino a quel tempo avevo frequentato solo i campeggi parrocchiali, e dopo lunghe insistenze con i miei genitori riuscii a convincerli a mandarmi a quello del comune.
Il fatto che fu pure un po' difficile rafforzava in me la convinzione che i racconti di N. fossero veri, e che la fama del campeggio del peccato fosse giunta fino alle orecchie dei miei.
Come capii in seguito, non c'era un cazzo di peccaminoso in quel campeggio; certo era molto più divertente di quello parrocchiale, ma di tutti i racconti di N. non si vedeva la traccia.
all'inizio glielo facemmo notare, ma N. diceva: "eh, ma gli altri anni non era così, quest'anno manca gente...". più che altro ce n'era troppa di gente: noi.
Così, in quegli anni cominciammo le escurisioni, le lunghe camminate, le vette e i sentieri. senza finire per forza in una chiesetta come succedeva con quello parrocchiale, ma finire spesso in rifugi-bettole di alta quota. ma non bevevo vino all'epoca, ho cominciato un po' di tempo dopo.
Mi ricordo che tra le ragazze dei vari gruppi per qualche anno c'era la cugina di N. ma non figlia dello zio di N. insomma, quel campeggio era tutta una parentela di N.
Lei era una più grande di noi di qualche anno ed era lì con un'amica, erano una bionda e una mora, lei aveva un seno gigantesco, e pure la sua amica mora di cui non riesco a ricordare il nome aveva un seno portentoso.
Ricordo che leggeva fumetti, ed era l'unica con cui riuscivo a parlare di questo senza sentirmi uno che parla una lingua incomprensibile ai terrestri. un alieno, per dirlo in una parola terrestre.
Comunque non mi sono mai piaciute le tette grosse, e nemmeno le bionde. naturalmente esistono le eccezioni. Ma non facevo niente con le ragazze all'epoca, ho cominciato un po' di tempo dopo.
In questo finesettimana l'aria fresca, il corpo e le energie, le alzate mattutine, la fatica e sopratutto il paesaggio straordinario e il verde rilassante mi hanno riportato velocemente a quelle esperienze di camminate e di montagna e di seni giganti.
Arrivati alla cima della forcella Bregain dopo una camminata di ore mi sono sentito dire "sei un camminatore, mi fa piacere": la mia compagna di camminata, esperta conoscitrice del luogo e quindi anche guida per il percorso, temeva che partissero bestemmie e insulti o scoppiassero vesciche, e anche io temevo che il fisico troppo poco allenato mi tradisse, invece ha retto. Ci siamo fumati una sigaretta lassù, guardando i piccoli formicai a bassa quota, con i loro abitanti indaffarati, che si spostavano in microscopiche vetture da un punto all'altro; Ci avrei infilato la mano, come facevo da piccolo, distruggendo i formicai e lasciando che le formiche mi invadessero le mani fino alle braccia, quando arrivavano dalle parti del gomito toglievo le mani e le sbattevo via. Che passatempo stupido, ora che ci penso. Spesso il giorno dopo era tutto come prima. E mi hanno sempre sorpreso le formiche con la velocità con cui riparavano così velocemente il mio gioco.
Poi da lì siamo scesi beccandoci un po' di pioggia, e ci siamo diretti ad un rifugio a quota più bassa, il rifugio Alpenrose, gestito da delle amiche della mia guida.
Appena appoggiato il culo su una panca e appeso i vestiti bagnati il sole ci ha regalato il suo tramonto, bello caldo e ristoratore. Abbiamo iniziato un aperitivo durato qualche ora, tra dei bicchieri di vino bianco e una lettura di alcuni appunti su Bergson. Il clima diventava sempre più accogliente finchè ci siamo decisi a fermarci a cena, ed è stata un'esperienza culinaria che dimenticherò difficilmente: non avevo mai assaggiato un risotto ai frutti di bosco, e se mai mi ricapiterà non credo sarà un risotto fatto così bene. Mi ha fatto l'effetto di un bel libro quando ci entri dentro, che ti dispiace finirlo.
Accompagnato da un'ottimo spezzatino e da una polenta straordinaria, il tutto innaffiato da vinello rosso e grappe, mi è partito di getto un ritratto di Wilma, una delle due proprietarie. Alla fine penna alla mano e delirio in testa io e la mia compagna abbiamo riempito le tovagliette di disegnetti e storielle, ci ho appiccicato il ritrattino e abbiamo reso omaggio alle padrone di casa. Ho disegnato anche Donatella, la cuoca e altra proprietaria, ma non l'avevo ancora vista, disegnata su descrizione tipo "indovina chi?". Beh, sembra quasi che ci abbia preso.
Forse questo, forse che loro sono buone amiche e non si vedono molto spesso, forse che noi avevamo una gran sete e una gran voglia di rilassarci e di buona compagnia, stà di fatto che la serata è partita a grappine di teroldego e moscato, che hanno alimentato le danze da un'improbabile dj set partito dalla cucina, che ha coinvolto prima noi e le proprietarie, poi tutto i vari ospiti che si erano fermati a chiudere la serata. Abbiamo ballato e bevuto fino alla chiusura, quando tutti se ne sono andati a nanna.

Il ritorno, ubriachi e stanchi morti, ce lo siamo fatti in questa strada illuminata solo dal cielo notturno splendidamente limpido e stellato, sul quale si contrastavano le silhouette degli alberi che ci circondavano. In alcuni punti però quelle ombre ci circondavno completamente e si alzavano alte, e camminavamo nel buio totale; mi sono sentito come quando ho fatto il cammino di fede del percorso massonico nel parco della Quinta da Regaleira, a Sintra, dove attraversando un laghetto saltando su sassi a pelo d'acqua si passa poi sotto una cascata e ci si infila in un lungo corridoio scavato nella pietra nemmeno tanto alto che ad un certo punto diventa totalmente buio.
In quel punto il credente si trova inghiottito dall'oscurità, come succede spesso nel cammin di nostra vita, ma deve avere fede e proseguire alla cieca fino a scorgere una debole luce, la segue e questa lo riporta a distinguere le forme, poi la strada, infine la luce della rinascita.
Ecco, la mia fede era grande, sopratutto nella mia guida e amica, e scendendo da quel sentiero sono rinato tipo tre o quattro volte.
Ma rinascevo sempre sbronzo come prima.
E il cielo era fantastico quella sera.

agosto 05, 2010

Alienato-2. (ovvero sulla luna)

ecco qui nella sua interezza il mostrone alieno che attaccava il robot in questa prova di scena.
ora la scena è finita, ed è andata come doveva andare...